PONTINIA CONTRO IL BIOGAS

Apr 15, 2026 | Ambiente, Cronaca, Economia, Informazione, Latina, News, Politica, Salute, Società | 0 commenti

di Luca Pezzotti, Redazione di InfoLazio24

Diverse componenti della comunità di Pontinia, Provincia di Latina, si oppongono alla costruzione di nuovi impianti a biogas sul territorio Comunale.

Ripercorriamo i passaggi di questa opposizione crescente. A Marzo i primi malumori, ad Aprile la ferma opposizione della comunità. Di oggi la notizia invece dell’opposizione della Sezione locale di Fratelli d’Italia.

Concluderemo l’analisi con un parere scientifico su questo tipo di istallazioni industriale.

L’OPPOSIZIONE DEI CITTADINI

E’ il primo aprile, e la cittadinanza di Pontinia si riunisce nella Sala Consiliare del Comune per ribadire un fermo e deciso “NO” alla realizzazione di nuovi impianti di biogas sul territorio comunale.

Un incontro nato dalla crescente preoccupazione per i progetti che riguardano il centro urbano e le aree agricole limitrofe. Sotto lo slogan “NO BIOGAS nel cuore di Pontinia”, residenti, agricoltori e famiglie hanno discusso i rischi per la salute pubblica e l’impatto ambientale che tali infrastrutture potrebbero arrecare a un ecosistema già delicato.

La serata non è stata solo un momento di sfogo, ma un’occasione di confronto per definire il futuro del territorio, e rappresenta il primo passo di un percorso che si preannuncia di forte opposizione. Il coinvolgimento attivo della popolazione, sottolineato dalla massiccia presenza nell’aula consiliare, sarà decisivo per le prossime azioni legali e amministrative che il comitato e i cittadini decideranno di intraprendere.

Di seguito un estratto della nota del dei comitati civici:

“Il 19 marzo è stata pubblicata nell’albo pretorio della provincia di Latina l’autorizzazione dell’ennesima centrale a biogas a meno di 500 metri dal centro abitato, meno di un km dalla Chiesa nel raggio dove sono comprese scuole dall’asilo nido, alle elementari e medie oltre a tutti i centri commerciali, negozi e abitazioni. La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno nella cittadina, lasciando perplessi e preoccupati i suoi abitanti ed operatori, ed è scattato il tam tam nei social.

La richiesta di chiarimenti e incontro era stata inviata dall’associazione commercianti di Pontinia appena si è sparsa la notizia il 22 marzo e ne aveva dato notizia il Sindaco nel consiglio comunale della settimana scorsa.

La partecipazione come gli interventi di esperti qualificati dal punto di vista imprenditoriale e sanitario ha dato un segnale forte e chiaro contrario per un impianto proposto da una società con sede a Milano, inattiva, che quindi non ha una qualifica imprenditoriale.

Inoltre la strada (Migliara 46 e ½) è chiusa, di ridotte dimensioni, come ha fatto notare lo stesso comune di Pontinia, e l’impianto dovrebbe sorgere a ridosso del Fiume Sisto, a confine con il Comune di Sabaudia, non coinvolto nella procedura, a pochi km dalla foresta del Parco Nazionale del Circeo.

Non si tratta quindi di un impianto a servizio di attività di allevamento esistente… anzi dai dati forniti dall’amministrazione avrebbe una evidente sovraproduzione”.

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L’OPPOSIZIONE DEL COMUNE

“In merito alla realizzazione del nuovo impianto (…) l’Amministrazione Comunale intende fare chiarezza sulla propria posizione, a tutela della cittadinanza e del territorio.

L’Amministrazione ribadisce di non essere contraria a priori alla tecnologia del biogas. Fino ad oggi, gli impianti di questo tipo presenti sul territorio si sono dimostrati un valido compromesso ambientale e una risorsa strategica. Essi rappresentano, infatti, una buona alternativa allo spandimento dei reflui zootecnici, una pratica che ha ormai raggiunto livelli critici di saturazione nel nostro Comune.

Tuttavia, l’approccio favorevole verso la tecnologia non esonera i singoli progetti da una rigorosa valutazione d’impatto locale.

Nello specifico, l’impianto di Via Migliara 46 e 1/2 desta perplessità: impatto sulla viabilità, il previsto incremento del traffico pesante rischia di compromettere la sicurezza e la fluidità della circolazione locale, compreso il trasporto pubblico; rischio Odorigeno.

Nonostante l’Amministrazione abbia prontamente esposto tali criticità agli enti sovraordinati (Arpa e Provincia), a oggi non sono giunti riscontri atti a mitigare le preoccupazioni sollevate. Di conseguenza, di concerto con le figure tecniche e unitamente ai cittadini stiamo valutando qualsiasi ulteriore iniziativa per ostacolare tale progetto”.

Così, in una nota, l’amministrazione comunale.

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IL NO DELLA POLITICA LOCALE

L’attualità ci parla di come anche i gruppi politici inizino a muoversi, e registriamo la prima presa di posizione da parte di Fratelli d’Italia, nettamente contraria.

Il portavoce Christian Sebastianelli, spiega quali sono le motivazioni della sua scelta:

L’inserimento dell’impianto nel contesto urbano. Secondo quanto evidenziato, la struttura potrebbe alterare in maniera significativa l’equilibrio paesaggistico della zona”.

“Le dimensioni dell’impianto determinerebbero criticità rilevanti sulla viabilità (…) con conseguenze dirette in termini di traffico, sicurezza e vivibilità per i residenti.”

Il problema odorigeno che una struttura siffatta potrebbe generare (..) concreto il rischio di disagi persistenti per i cittadini, incidendo negativamente sulla qualità della vita e sul benessere quotidiano”.

Nel comunicato si sottolinea anche la presenza di altri interventi simili già in fase di sviluppo sul territorio comunale, e dunque ciò evidenzierebbe “la mancanza di una pianificazione adeguata”.

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COSA DICE LA SCIENZA

Riportiamo una sintesi dell’analisi compiuta dalla Dott.ssa Raffaella Massari, medico, dello Studio Medico Massari, che ci è apparsa basata sui dati e con la tendenza all’imparzialità.

CENTRALI A BIOGAS – PRO E CONTRO

VANTAGGI

“Di per sé la costituzione di una centrale a biogas sarebbe la migliore alternativa (oltre ai pannelli solari) per la produzione elettrica, biodiesel e di acqua/gas per il termo-riscaldamento. Perciò, nei centri urbani, si sta optando per una giusta raccolta differenziata, scomponendo il rifiuto organico, che costituisce il 40% circa del materiale in discarica, dal non organico.

Ma le centrali a biogas utilizzano anche scarti agricoli (vegetali, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici, fanghi di depurazione e scarti dell’agroindustria).

(…) all’inizio del funzionamento dell’impianto si aggiungono, in uno dei silos, particolari batteri anaerobi che provvedono alla decomposizione del prodotto in gas (metano, zolfo e CO2), acqua non depurata e calda, e compost. Il gas prodotto, se non utilizzato per traino, viene utilizzato come fonte di energia elettrica.

SVANTAGGI

1) Le centrali a biogas (nel 75% dei casi) usano liquame animale combinato con oli vegetali (estratti da mais) che potenziano la resa della produzione di biogas. Per alimentare tale centrale da 1MW, occorre coltivare 300 ettari di terreno con mais per la produzione di oli vegetali, sottraendo tale prodotto all’alimentazione umana o animale (aumentando i prezzi del mais). Inoltre, il trasporto di mais con mezzi pesanti determina nel distretto un aumento del traffico e smog;

2) La conversione dei terreni agricoli in produzione per prodotti per centrali (mais) aumenterà, e tale aumento è direttamente proporzionato all’utilizzo dei fertilizzanti con grave compromissione delle falde acquifere e dei terreni stessi;

3) I batteri usati dalle centrali appartengono alla famiglia dei clostridium, ossia capaci di produrre tossine per botulismo e tetano, che non vengono neutralizzate completamente dall’impianto della centrale. L’ulteriore abbattimento di questi batteri viene rimandato al terreno a cui viene destinato il compost. Ma non tutti i terreni sono in grado di fare questo, come ad es. in Emilia Romagna;

4) I fanghi trattati dai depuratori vengono trasformati quasi completamente in biogas producendo anche acqua, la quale non può essere immessa nel sistema d’irrigazione come acqua depurata , che nel nostro territorio è di per sé insufficiente per la popolazione e non in grado di eseguire tale processo (di doppia depurazione.

CONCLUSIONI

Quindi la cosa migliore di questo sistema, che non è da demonizzare a mio parere (ma non solo mio), è che sorga vicino alle attuali discariche, e con impianti di depurazione validi delle acque, associato ad impianti di riciclo di materiale di plastica e carta e che, soprattutto, sia in piano, ossia facilmente accessibile.

La nostra centrale, invece, è posta in posizione troppo scomoda come viabilità ed è troppo vicina al centro abitato. Investire con oculatezza, intelligenza e lungimiranza nel biologico e in fonti energetiche alternative, oltre a garantire la salute dei cittadini, è anche sinonimo di posti di lavoro”.

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FONTE: latinacorriere.it – latinatu.it – studiomedicomassari.com


 

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