MALAGROTTA GREEN

Giu 8, 2026 | Ambiente, Cronaca, Giustizia, Informazione, Lazio, News, Roma, Salute, Varie | 0 commenti

Dove, fino al 2013 è stata ammassata l’immondizia della Capitale, sorgerà un grande parco suburbano, un polmone verde con parco fotovoltaico.

Niente bosco, perché sotto la superficie restano i teloni e milioni di tonnellate di rifiuti.

La riqualificazione di Malagrotta dovrebbe porre fine ad una storia fatta di inquinamento e veleni, incendi, sospetti fenomeni malavitosi, emergenze gestionali.

Analizziamo il progetto in corso, ripercorriamo i principali fatti controversi di quella che fu la più grande discarica d’Europa.

 

 

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A distanza di 51 anni dalla fondazione (1975) è stato firmato il protocollo per i cantieri di bonifica dell’ex discarica tra le più grandi del mondo Occidentale. L’intenzione è di trasformarla in un’area verde fruibile e in una comunità energetica.

Le Istituzioni e il Commissario di Governo alle Bonifiche, il Generale Giuseppe Vadalà, hanno siglato un protocollo d’intesa sul progetto di messa in sicurezza e rigenerazione dell’area.

In questo modo si intende fermare l’inquinamento, attraverso quattro passaggi:

  • Trattamento del percolato (liquido inquinante prodotto dalla decomposizione dei rifiuti)
  • L’estrazione del biogas
  • Realizzazione di una nuova barriera isolante intorno alla discarica
  • Realizzazione di una copertura impermeabile di 240 ettari

 

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Il Progetto riassunto in uno schema

 

Dunque quella che è stata una ferita per la Città e la Regione, e l’Italia intera, darà vita per i cittadini ad energia pulita e tutela ambientale. Questo grazie all’impregno sinergico delle Istituzioni a tutti i livelli, prendendo a riferimento progetti già realizzati per creare parchi ed energia rinnovabile, come ad esempio il Freshkills Park di New Yorkè un vasto parco pubblico in fase di sviluppo situato a Staten Island, New York, USA. Sorge sull’ex discarica di Fresh Kills, un tempo la più grande discarica del mondo, oggi trasformata in un esempio di rigenerazione ecologica e paesaggistica di scala metropolitana.

 

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Parchi dalle Discariche – Freshkills Park, Staten Island, New York, USA

 

Nel 2029 termineranno le attività tecniche di copertura dei rifiuti (capping) e di estrazione del biogas, e si partirà con le energie alternative e i pannelli solari e fotovoltaici. Un ristoro insomma, agli abitanti della Valle Galeria per ciò che hanno subito nel tempo.

La messa in sicurezza di Malagrotta beneficerà di un enorme finanziamento governativo di 250 milioni di Euro, necessario per “trattare” la quantità astronomica di 50 milioni di tonnellate di rifiuti, ammassati in una collina tossica alta 90 metri.

L’investimento sarà il doppio rispetto al costo iniziale previsto dal 2015 che ammontava a 125 milioni. Il nuovo progetto prevede un’opera più complessa e la spesa è così lievitata.

 

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UN PASSATO COMPLICATO

Nel 2014 l’Associazione Codici annunciava un‘azione legale contro le morti e le malattie sospette per inquinamento ambientale a Valle Galeria, dove la falda acquifera sarebbe inquinata da sostanze provenienti dalla discarica. L’esposto non ha condotto a un accertamento giudiziario definitivo del nesso causale.

Nel 2022 il Lazio era al secondo posto delle Regioni d’Italia, dopo la Campania, per spedizione di rifiuti a trattamento fuori dai confini: 154mila tonnellate (132mila da Trattamenti Meccanici Biologici o TMB), principalmente inviati a Cipro, Portogallo, Paesi Bassi e Germania, utilizzati in varia maniera ma sostanzialmente per la valorizzazione energetica, ovvero produrre energia.

 

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Era invece al primo posto per quantità di rifiuti non riciclabili spediti in altre regioni: tra le destinazioni principali, gli inceneritori in Lombardia, Molise ed Emilia-Romagna.

Da notare come, molto spesso, i rifiuti urbani indifferenziati vengono sottoposti a trattamento in modo da cambiare il loro codice, divenendo così rifiuti speciali che possono circolare liberamente.

La magistratura romana ha accertato che Malagrotta ha operato per oltre 10 anni con autorizzazione provvisoria della Provincia di Roma, rilasciata nel 1988 con riferimento agli impianti all’epoca esistenti.

Il GIP di Roma, nel procedimento del 2014 per associazione per delinquere e rapporti con l’amministrazione pubblica, aveva dichiarato che il Gruppo Cerroni, che gestiva Malagrotta, ricavandone ingenti profitti utilizzava la tecnica di “costruire l’emergenza e, contemporaneamente, programmare la via d’uscita presentando se stesso come unica alternativa”, ovvero “problema e soluzione al tempo stesso” approfittando della “inerzia colpevole e connivente delle amministrazioni coinvolte”.

Il successivo processo si concluse nel 2018 con l’assoluzione degli imputati dalle accuse principali relative all’esistenza di un sistema illecito di gestione dei rifiuti nel Lazio. Per alcuni capi minori intervenne la prescrizione.

 

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FOTO: Il Fatto Quotidiano

 

Un altro processo ha contestato il disastro ambientale. In Primo grado si fu condanna di Manlio Cerroni a 6 anni e 4 mesi e di Francesco Rando a 3 anni, con riconoscimento di risarcimenti alle parti civili, tra cui Roma Capitale e Regione Lazio. In Appello (febbraio 2026) la Corte d’Assise riguardo a Cerroni ha disposto una perizia medico-legale per verificare se, a 99 anni, fosse ancora in grado di partecipare consapevolmente al processo e difendersi, come poi è stato confermato due mesi fa. Il processo continua invece per Rando.

Nel frattempo, i tempi cambiavano la discarica di Malagrotta è stata gestita a livello commissariale, permanendo le critiche di chi prefigura lo spettro della logica dell’emergenza e delle deroghe alla legge.

Tra le critiche mosse alle conseguenze della gestione emergenziale, c’è il fenomeno del cosiddetto “lock in”, che si manifesta quando una scelta iniziale crea vincoli tali da ridurre drasticamente la libertà di cambiare, con conseguenze economiche, operative e strategiche rilevanti. In sostanza si prende una strada dalla quale poi è difficilissimo tornare indietro, e ciò può essere causato da incompetenza o da una studiata volontà di “appropriazione di fatto”.

Ma la critica più dura, fu espressa proprio da Cerroni, che raccontò un’altra verità su tutta la vicenda: dalla procedura di infrazione europea che non c’era, alla copertura dei rifiuti da 250ml di euro che era un grande bluff, fino alla spiegazione di lavori di isolamento in superficie già svolti e di carattere innovativo.

IL CAPITOLO INCENDI

A favorire il ricorso a procedure di emergenza, in deroga alle leggi e ai più stretti controlli, sarebbero stati eventi eccezionali, ovvero incendi che hanno interessato il sistema dei rifiuti a Roma. Malagrotta ha registrato due incendi significativi, che fanno parte dei quattro che hanno interessato gli impianti di trattamento rifiuti di Roma:

  • Dicembre 2018: incendio del TMB Salario
  • Marzo 2019: Rocca Cencia
  • Giugno 2022 (Malagrotta): avrebbe avuto origine da due roghi distinti, ed ha interessato anche il TMB più grande, con fiamme e fumo visibili e intervento dei Vigili del Fuoco
  • Dicembre 2023 (Malagrotta): di vaste proporzioni, spento dopo 18 ore. Preoccupazioni per la colonna di fumo e il rischio diossina.

Il 28 dicembre 2023, negli stessi giorni dell’incendio del TMB di Malagrotta, il sito istituzionale di Roma Capitale dava notizia della “maxi-gara pubblicata sulla piattaforma telematica Invitalia, la più grande mai proposta da AMA, in accordo e in coordinamento con Roma Capitale, per il trasporto, scarico e trattamento/recupero per i prossimi 3 anni (2024-2026) di circa 2 milioni di tonnellate complessive tra rifiuti solidi e rifiuti urbani residui (indifferenziato)” e che “l’importo complessivo massimo di spesa dell’accordo quadro è pari a circa 400 milioni di euro (più IVA)”.

 

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Parlando dell’ultimo incendio di Malagrotta, le cause sono da ricercare in una combinazione di fattori, tra cui le condizioni meteorologiche avverse e la gestione inadeguata dei rifiuti.

La Procura di Roma, dopo avere inizialmente aperto un fascicolo per incendio doloso contro ignoti, ha successivamente chiesto il rinvio a giudizio di nove soggetti per incendio colposo, orientando l’attenzione investigativa su carenze organizzative, di vigilanza e di gestione dell’impianto.

 

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I POSSIBILI DANNI PER LA SALUTE

Diverse negli anni le richieste di verifica sanitaria, su Malagrotta hanno portato a studi epidemiologici che hanno evidenziato associazioni statistiche tra l’esposizione agli inquinanti dell’area e alcuni effetti negativi sulla salute, in particolare per mortalità e ricoveri.

Tuttavia, gli stessi studi hanno precisato che non è stato possibile attribuire con assoluta certezza i danni osservati esclusivamente alla discarica, poiché nell’area erano presenti più fonti di inquinamento. Per questo motivo continuano a essere richiesti aggiornamenti epidemiologici e monitoraggi sanitari della popolazione residente.

Tuttavia continuano le richieste di verifica delle condizioni dell’aria e delle acque, l’ultima presentato nel 2026.

Siamo certi che anche in futuro, per monitorare il Progetto qui presentato e nell’ambito dei controlli previsti nella costruzione del Termovalorizzatore di Roma, queste saranno una costante anche per il futuro.

IL POSSIBILE INTERESSE DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

Il traffico illecito di rifiuti è un problema diffuso in molte parti del mondo. Potenti reti criminali lucrano sulla gestione illegale di rifiuti tossici e pericolosi.

Il rifiuto, quando diventa emergenza, acquista valore economico. Chi controlla trasporti, impianti, intermediazioni e urgenze può guadagnare molto. Per questo un incendio doloso in un impianto rifiuti non è solo un atto distruttivo: può essere anche uno strumento di alterare del mercato, ma anche distruggere prove, smaltire illegalmente, intimidire o coprire traffici.

La Commissione Bicamerale Ecomafia ha accertato che, in meno di tre anni, ovvero da gennaio 2015 ad agosto 2017, gli incendi in impianti di rifiuti sono stati più di 250, con un preoccupante crescendo. A questi, secondo quanto riportato dall’On. Claudia Mannino, si aggiungono almeno altri successivi 128 incendi.

Già nel 2017 Roberto Pennisi, magistrato coordinatore del gruppo di lavoro della Procura Nazionale Antimafia sui crimini ambientali, evidenziava che “l’autocombustione non esiste” e che “il fuoco può servire a tante cose, può risolvere tanti problemi, soprattutto quando ci sono cose irregolari che a un certo punto prendono fuoco. Come per gli impianti per i rifiuti”.

 

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La stessa conclusione, del resto, cui perviene, pochi anni dopo, la Commissione Ecomafia, la quale ha affermato che la frequenza e la diffusione degli incendi rendevano difficile leggerlo come una semplice successione di incidenti occasionali, anche perché il 20% era di origine dolosa o presunta tale.

Un’altra conclusione della Commissione è quella che parla del fenomeno come di qualcosa di nazionale, e non solo una serie di fatti distinti.

La questione è stata sollevata anche in Parlamento, dove si è discusso sulle misure da adottare per prevenire futuri incendi e contrastare il fenomeno delle ecomafie.

La Commissione ha il compito di esaminare le cause profonde del problema, identificare i responsabili e proporre misure legislative e operative per contrastare le ecomafie afforzando le leggi esistenti e introducendo nuove misure preventive.

Un impegno delle Istituzioni nel contrastare attività illegali e preservare l’ambiente.

 

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CONCLUSIONI

Trasparenza e punto di vista a lungo termine, sono aspetti fondamentali per affrontare le complesse sfide dello sviluppo in sintonia con l’ambiente e le comunità, per garantire la salute di entrambi.

Il tempo ci dirà se la vicenda di Malagrotta, di questi 50 anni di gestione difficoltosa e a tratti disastrosa, sta giungendo ad una felice conclusione. Dovranno essere le istituzioni e dovremo essere noi cittadini, a vegliare che gli enormi affari ed interessi (leciti ed illeciti) che girano intorno a questo settore, siano gestiti senza improprio guadagno.

Due punti, riguardo alla gestione dei rifiuti, ci sentiamo di aggiungerli: la svolta degli ultimi anni, con la costruzione del Termovalorizzatore di Roma, ed ora con la chiusura e riqualificazione di Malagrotta, è in linea con quanto i principali Paesi avanzati stanno realizzando, o forse dovremo dire hanno realizzato già molti anni fa.

Ma d’altro canto rimane un punto fermo, come lo è da sempre e per sempre lo sarà, che è la differenziazione dei rifiuti e il loro riciclo la maniera migliore, ecologica, etica ed economica per gestire questa filiera fondamentale dei centri urbani.

 

di Luca Pezzotti, Redazione di InfoLazio24


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