Dopo la trasmissione in prima serata il 2 Gennaio su Rai 3, e in molti ce la siamo persa, su RaiPlay è disponibile il docufilm sulla storia di Nazareno Strampelli.
“L’arte del grano” è dedicato al padre del miglioramento genetico del frumento, con importanti risvolti nella sua opera di carattere sociale e solidale, dal grande significato etico.
Un personaggio tutto sommato poco conosciuto e celebrato, anche se negli ultimi anni siamo felici di riscontrare un rinnovato e dovuto interesse, nella “sua Rieti” e a livello Nazionale.
Attualmente registriamo la solita dicotomia italica, tra eccellenza mondiale quale è il recente accordo tra Istituzioni Italiane e Messicane per la diffusione del “Grano Strampelli”, e denunce e carte bollate che stanno bloccando la diffusione dell’innovativo prodotto frutto della nostra ricerca (una “perversione” che ritroviamo anche nella storia stessa qui narrata).
Tutto questo quando qualcuno parla di su una nuova deregolamentazione degli OGM non controllati in Europa.
CHI ERA
E’ stato uno dei più importanti genetisti italiani, realizzò decine di varietà di frumento, che denominò “Sementi Elette“. Fino agli anni ’50, oltre metà della superficie granaria era coltivata con varietà strampelliane e ancora negli anni settanta il “San Pastore” era la varietà più coltivata in Italia e in numerose parti del mondo. Alcune varietà furono coltivate fino agli anni ottanta del ‘900 ed alcune perfino negli anni 2.000.
Le sue sementi consentirono, in Italia e nei paesi che le impiegarono, ragguardevoli incrementi delle rese medie per ettaro coltivato, con consistenti benefici sulla disponibilità alimentare delle popolazioni.
Le varietà di frumento create da Strampelli ed esportate in Messico furono una delle basi degli studi di miglioramento genetico che condussero alla “Rivoluzione Verde” degli anni sessanta.

Mietitrice sorregge un falcetto e un fascio di spighe di Bompard Luigi (sec. XX) – catalogo.beniculturali.it
La sua storia e i suoi meriti emergono anche nel periodo del Fascismo, come si accennerà più avanti, e forse ciò ha contribuito immeritatamente, come già accaduto per altre figure scientifiche, ad offuscarne il ricordo ed a classificare l’importanza dei risultati scientifici secondo categorie ideologiche e politiche.
Gli storici in gran parte concordano che Strampelli non può essere considerato un fanatico del regime, al contrario, ne che la sua scienza fosse frutto del fascismo: operò per decenni in epoca pre-fascista, soprattutto Giolittiana, e durante il ventennio era imprescindibile avere rapporti con l’apparato statale. Di seguito comunque approfondiremo questo aspetto sicuramente sensibile.
SUL FILM – DALLE MARCHE A RIETI: NASCITA DI UNA RIVOLUZIONE VERDE
Il docufilm è stato girato nelle Marche, Regione natale di Strampelli, a Foggia dove lo scienziato creò una stazione sperimentale tutt’ora esistente, e soprattutto a Rieti, cuore pulsante della sua avventura scientifica.
All’altezza del personaggio appare la scelta della regia: Maurizio Zaccaro, già vincitore di due “David di Donatello” e noto per i lavori nel cinema, tra i quali “Un uomo perbene” (la storia di Enzo Tortora) e “Il sindaco pescatore“ (la storia di Angelo Vassallo) con Michele Placido e Sergio Castellitto.
Un racconto che spiega ai cerealicoltori di oggi, e al grande pubblico che ne beneficia tutti i giorni a tavola, come nasce la moderna granicoltura italiana e perché le sue intuizioni parlano ancora al futuro.
Viene ricostruita la vicenda umana e scientifica di Strampelli, nato a Crispiero di Castelraimondo (Macerata) nel 1866, seguendone il percorso fino alla Rieti dei primi del Novecento, dove ottenne la Cattedra Sperimentale di Granicoltura.
È qui che prende forma il suo metodo, basato sull’ibridazione e su una visione etica della ricerca, orientata a combattere la fame e promuovere la sicurezza alimentare, più che a inseguire il profitto.
Zaccaro restituisce con rigore il profilo di uno scienziato capace di guardare oltre il proprio tempo, selezionando varietà più produttive, resistenti e precoci, «capaci di affrontare caldo e siccità», anticipando di decenni i temi oggi al centro del dibattito sul cambiamento climatico.
RIETI E CAPITANATA LABORATORIO A CIELO APERTO
Il film ruota anche sul legame profondo tra Strampelli e la Capitanata (l’attuale Puglia). Fu il Marchese Raffaele Cappelli, infatti, a riconoscerne il talento e ad affidargli, già nel 1906, le aziende di Borgo Tressanti – Feudo della Paglia, nel Tavoliere. Al Marchese è dedicata la varietà di grano più celebre del genetista Maceratese: la “Senatore Cappelli“, o semplicemente “Cappelli“, cultivar di grano duro autunnale ottenuta presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia – per selezione genealogica della popolazione nord-africana “Jenah Rhetifah”.
Qui il genetista face la sperimentazione sul grano duro, trasformando i campi pugliesi e reatini in un laboratorio a cielo aperto. Da questa collaborazione nacque una stagione irripetibile per la cerealicoltura, con varietà che avrebbero fatto scuola nel mondo, dal Messico alla Cina.
IL RUOLO DELLA MOGLIE CARLOTTA PARISANI
Carlotta Parisani fu la sua più importante assistente, discendente della famiglia Bonaparte da parte di Luciano, fratello di Napoleone. Diventata esperta nelle tecniche di ibridazione, a lei dedicò il suo primo risultato di rilievo, il grano “Carlotta”, varietà incrocio fra il “Rieti” e la varietà francese “Massy”, che fece meritare allo scienziato il Premio Santoro dell’Accademia dei Lincei.
Carlotta nacque nel 1868. Nel 1900 sposò il giovane Nazareno Strampelli e nel 1903 si trasferì a Rieti dove il marito aveva assunto il ruolo di Direttore della locale Cattedra Ambulante di Granicoltura, appena istituita.
Senza assistenti né aiuti, lo scienziato italiano ebbe da Carlotta un aiuto fondamentale, Gli accenni al ruolo di assistente del marito derivano da brevi note su riviste straniere che parlavano spesso del lavoro dei “coniugi Strampelli” e dalle interviste allo stesso scienziato, come quella apparsa su Varietas nel 1924 dall’accattivante titolo “il Re del Grano”, in cui Strampelli ebbe a dire che “per l’ibridamento occorre infatti essere in due”.
Divisa fra la cura e l’educazione dei due figli e il lavoro di assistente al marito, Carlotta scomparve nel gennaio del 1926 dopo una breve malattia.
Figura emblematica del suo tempo, Carlotta Parisani seppe conciliare la vita familiare, restando sempre un forte punto di riferimento per il marito, con una attività scientifica umile e preziosa.
In sua memoria è stato recentemente istituito il premio “Carlotta Award”, con il sostengo della Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, che viene attribuito ad una giovane ricercatrice che presenti il miglior curriculum scientifico per qualità e originalità di un lavoro sperimentale svolto presso istituzioni pubbliche o private in Italia o all’estero.
STRAMPELLI SENATORE
Strampelli si iscrisse al Partito Nazionale Fascista, Mussolini lo aveva già chiamato ad importanti incarichi dirigenziali nella Battaglia del Grano, la campagna di incremento delle rese cerealicole italiane, che ebbe un certo successo soprattutto grazie alle “Sementi Elette” del Professore.
Nel 1929 fu incluso nella lista che il Gran Consiglio del Fascismo avrebbe sottoposto al Sovrano per la nomina a Senatore del Regno. Strampelli tuttavia ne fu grandemente turbato e scrisse al Duce dicendosi “assolutamente negato per la funzione di deputato”, aggiungendo:
«Mi permetto, quindi, rivolgere alla E.V. preghiera perché voglia, nel fare eliminazioni, tener presente anche le mie dette qualità assolutamente negative e lasciare il posto che potrebbe essere assegnato ad altri che, avendo più tempo e più capacità di me possa più degnamente e più efficacemente rappresentare la Federazione in Parlamento ed essere nel Campo politico, maggiormente utile al nostro Paese».
Nonostante il tentativo di schermirsi, la candidatura venne ribadita da Mussolini, approvata dal Sovrano, e Strampelli fu chiamato ad occupare un seggio al Senato.
Nel 1933 a Strampelli vennero tributate solenni celebrazioni nazionali, ufficialmente proposte dalla Federazione Nazionale dei Sindacati Fascisti dei Tecnici Agricoli ma probabilmente volute da Mussolini in persona.
Vi parteciparono tutti gli istituti scientifici e accademici del Paese e gli Istituti Agrari, le massime autorità e numerosissimi parlamentari, tra cui il Principe Potenziani, presidente dell’Istituto internazionale di agricoltura, l’uomo che fu il primo a credere nelle ricerche di Strampelli a Rieti. La città di Rieti gli conferì la cittadinanza onoraria.
Nonostante fosse un’autorità nel campo della genetica, Strampelli non figurò fra i firmatari del Manifesto della Razza.
Morì nel 1942, suscitando notevole cordoglio e commozione in Italia. I funerali si svolsero in forma solenne, ma in maniera estremamente austera: l’unica corona di fiori sul feretro fu quella inviata personalmente da Mussolini.
UN’EREDITÀ CHE PARLA AI CEREALICOLTORI DI OGGI
“Nazareno Strampelli – L’arte del grano” non è solo un omaggio storico, ma un film necessario per comprendere le radici della filiera cerealicola moderna. Attraverso testimonianze di familiari ed esperti, si restituisce memoria a colui che ha cambiato per sempre il destino del frumento, non solo nel nostro paese.
Una visione che oggi, tra nuove sfide ambientali e grandi complessità di mercato, torna più attuale che mai per chi ogni anno semina e raccoglie nei campi italiani.
DA STRAMPELLI AD OGGI
Strampelli, inoltre, aveva intuito l’importanza del sistema delle Foundation Seed, appreso negli Stati Uniti Fondazioni legate alle Università, anello di congiunzione tra pubblico e sementiere privato.
Provò a importare il modello in Italia, organizzando strutture per la conservazione in purezza delle varietà (nell’Az. Inviolatella a Roma, nella San Pastore a Rieti e infine a Sant’Angelo Lodigiano). Dopo la sua morte il progetto non fu portato avanti e anche i tentativi successivi si scontrarono con resistenze politiche e istituzionali.
Il contesto che viviamo oggi è radicalmente cambiato. Una varietà di frumento attuale dura mediamente 5-6 anni, contro i decenni del passato. Questo rende ancora più cruciale l’esistenza di una filiera sementiera efficiente, controllata e trasparente.
Senza una rete credibile di dati, controlli e strutture, si rischia che a guidare l’innovazione siano le ragioni del mercato più che dall’agronomia.
E’ il caso, visionando il docufilm, di riflettere sul valore etico della scienza e anche delle attività economiche, perché se non è sempre vero che dal profitto deriva un’innovazione, è vero che sempre dall’innovazione deriva un profitto, monetario e sociale.
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FONTE PRIMARIA: Azzurra Giorgio, granoitaliano.eu
FOTO: Prof. Tommaso Maggiore
Luca Pezzotti, Redazione di InfoLazio24















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