di Luca Pezzotti, Redazione di InfoLazio24
La morte di Gabriele, in una piscina in provincia di Latina, è una storia terribile. Colpisce per la banalità con cui un innocente possa essere strappato alla vita e all’affetto dei suoi cari, per giunta in un momento di gioia e divertimento.
Raccontiamo con pena questa vicenda, e raccontiamo altre vicende con tante similitudini accadute negli ultimi anni, che per altro hanno colpito in particolare il Lazio.
Aveva appena compiuto sette anni Gabriele Ubaldo Petrucci, e sabato scorso era alle Terme Vescine, a Suio di Castelforte in provincia di Latina, per festeggiare con la famiglia un fine settimana lontano dal caos della Capitale dove viveva.
Forse è rimasto incastrato nel bocchettone di aspirazione di una delle piscine. Nel Centro Termale, considerato d’eccellenza, attorno alle 16 il bimbo faceva il bagno. La madre si trovava in acqua poco distante, il padre era fuori dall’acqua ma sempre nelle vicinanze.
Questione d’istanti, e Gabriele è sparito sul fondo, seppure l’acqua fosse profonda poco più di un metro. Inutile l’intervento pronto del papà, che si è gettato in acqua, ma non è riuscito a liberare il braccio del figlio, nonostante l’intervento di altri bagnanti. E’ stato spento l’impianto per poter liberare il piccolo e riportarlo in superficie.
Inutili le manovre per rianimarlo, durate ore secondo la stessa testimonianza del papà, il quale ha più volte ringraziato gli operatori, che sono poi ripartiti con l’eliambulanza, purtroppo vuota.
I genitori, distrutti dal dolore, chiedono giustizia. Parla il loro avvocato:
“Com’è possibile che non ci fosse una griglia a proteggere quest’idrofora, così potente. Poi com’è possibile che un impianto, che ospita tanti bagnati e tanti bambini, non abbia un sistema di autobloccaggio, che avrebbe evitato la tragedia”.
E’ stata aperta un’inchiesta per omicidio colposo, al momento contro ignoti, da parte della Procura della Repubblica di Cassino. Il punto nodale dell’inchiesta ruota attorno a quel pezzo di plastica o metallo trovato lontano dal suo alloggiamento. I Carabinieri di Formia, dopo aver sequestrato l’area, stanno acquisendo i documenti della struttura e le certificazioni tecniche degli impianti.
Sotto la lente degli inquirenti finisce anche il sistema di vigilanza. Si verificherà la presenza e la posizione del bagnino al momento dell’incidente, oltre al rispetto dei protocolli di sicurezza previsti per le strutture termali.
Il papà del piccolo deceduto ha dichiarato di voler costituire una Associazione che affronti questo genere di incidenti mortali, affinché la vita del figlio non sia stata spezzate invano.
NON E’ LA PRIMA VOLTA
Una tragedia che purtroppo non è isolata, che riaccende un faro sulla manutenzione degli impianti, sulla sorveglianza e sui controlli.
Appena due settimane fa, Matteo di 12 anni è morto annegato dopo essere rimasto incastrato nel tubo di aspirazione di un idromassaggio, nella SPA dell’Albergo Duca del Montefeltro di Pennabilli. Nell’autopsia sono state riscontrate lesioni alla gamba, verosimilmente dovute a un incastro meccanico, che partirebbero dalla caviglia fino al ginocchio, arrivando a quasi tutta la coscia. Il padre Maurizio, come accaduto per Gabriele, ha tentato di liberarlo in ogni modo dallo scarico della vasca, in una lotta durata almeno 5 minuti, stando ad alcuni testimoni. Anche in questo caso si è dovuto attendere lo spegnimento dell’idrovora per liberare la vittima.
Nel 2023 alle Terme di Cretone, a Palombara Sabina, Stephan Bakanev bambino russo di otto anni residente a Castel Madama, era stato risucchiato dallo scarico di una vasca termale, che aveva una larghezza di 30 cm ed era posto a 3 mt di profondità. Una procedura di svuotamento e l’assenza di protezioni trasformò una vasca in una trappola mortale, con una velocità dell’acqua di quasi 3 mt al secondo, anziché di 0,5 metri al secondo, come previsto dalle norme di buona tecnica riguardante le attrezzature per piscina. Lacune anche nel Documento di Valutazione dei Rischi in vigore al momento del fatto non vi era alcun riferimento alla valutazione del rischio di annegamento ed impigliamento. Questo è quanto è emerso dagli accertamenti tecnici predisposti dalla Procura di Tivoli.
Nel 2018, a Sperlonga, la tredicenne Sara Basso era stata trascinata verso il fondo da un bocchettone della piscina del Virgilio Grand Hotel. La giovane di Morolo (Frosinone) era in vacanza con la madre. Nel 2025 ci sono state due condanne a tre anni, al rappresentante legale della società che gestisce la struttura, e l’ex proprietario. Il bocchettone della piscina che ha risucchiato la 13enne non rispondeva alle norme di sicurezza, e l’hotel non disponeva di un servizio di salvataggio adeguato all’utilizzo della piscina, con la mancanza di un interruttore di emergenza.
Hanno detto i genitori in aula: “Indipendentemente dalla pena nessuno ci restituirà nostra figlia”.











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