di Luca Pezzotti, Redazione di Infolazio24 – Rielaborazione dell’articolo di Daniele Elpidio Iadicicco
Nel Settecento, tra le figure economicamente più potenti dell’antica Formia, emerge un nome femminile: quello della vedova Donna Isabella di Marco, molto probabilmente originaria di Castellonorato, nata intorno al 1695, moglie del defunto D. Giacomo Marziale, residente a Castellone.
Una storia che ci fa comprendere meglio il mondo del 1700 in Italia, e che ci aiuta a vedere sotto una luce diversa il ruolo nella donna nella società del tempo.
La sua scheda nel Catasto onciario racconta la storia di una donna che amministrava un patrimonio enorme. Le sue entrate imponibili arrivavano infatti a sfiorare le 900 once annue, costruite attraverso affitti di case, botteghe, stalle, magazzini, frantoi, terreni, rendite e capitali distribuiti tra le zone di Formia * e Gaeta **. Oltre al valore complessivo del patrimonio, dunque le rendite e le entrate annuali determinavano un grande potere economico.
Per fare un confronto, un bracciante del tempo dichiarava spesso 12 once annue di “Industria”, cioè del proprio reddito da lavoro manuale. Isabella disponeva dunque di una capacità economica oltre settanta volte superiore a quella di un lavoratore comune.
In un’epoca in cui la gestione dei grandi patrimoni era quasi sempre concentrata nelle mani maschili, Isabella di Marco amministrava personalmente immobili, rendite, capitali e attività.
LA DONNA NEL 700
Essere una donna nel Settecento significava vivere in una società profondamente gerarchica e patriarcale, dove il ruolo femminile dipendeva moltissimo da classe sociale, stato civile, luogo geografico, ricchezza familiare.
In gran parte d’Europa, una donna aveva generalmente meno diritti giuridici e autonomia rispetto agli uomini, ma la realtà era molto più sfumata di quanto immaginiamo oggi.
Le donne comuni. Per la maggioranza delle donne la vita era centrata su casa, figli e lavoro domestico. Molte lavoravano comunque nei campi, nel commercio o nell’artigianato. Il matrimonio era spesso una decisione familiare ed economica e l’istruzione era limitata. La mortalità era alta, a causa di gravidanze frequenti, parti rischiosi, malattie, vedovanza precoce.
Le donne delle famiglie ricche vivevano in una condizione molto diversa. Anche senza pieni diritti politici, una vedova benestante poteva amministrare patrimoni, firmare contratti, controllare proprietà, gestire affari, influenzare reti familiari ed economiche.
Nel Settecento la vedovanza dava spesso alle donne un’autonomia che da sposate non avevano completamente. Molte vedove prestavano denaro, amministravano terreni, seguivano commerci, gestivano eredità per i figli.
L’onore e la reputazione. Per una donna del ’700 contavano enormemente reputazione, moralità pubblica, matrimonio, lignaggio familiare.
La famiglia controllava eredità, doti, alleanze matrimoniali. La dote era centrale: rappresentava denaro, terreni, case o beni che la donna portava nel matrimonio.
La Chiesa aveva un ruolo enorme, in particolare riguardo a educazione morale, matrimonio, controllo sociale.
Le alternative al matrimonio erano, oltre alla vedovanza, era solo il convento, anche se si registrano seppur rari casi di indipendenza economica.
Le donne nel 700, non erano figure passive. Negli ultimi decenni gli storici hanno mostrato che molte donne del Settecento dirigevano attività economiche e patrimoni appunto, scrivevano, influenzavano la politica locale e costruivano reti sociali molto forti.
Spesso il loro potere era “informale”, ma reale.
IL BUSINESS DI FAMIGLIA AL SUD
Ma la famiglia Marziale aveva anche interessi a Napoli. Un saggio storico dedicato “all’Arredamento dei Sali” nel Regno di Napoli rivela che Giacomo Marziale era anche un importante mercante, che già dai primi anni del Settecento si era trasferito stabilmente nel territorio del Golfo.
Il cosiddetto “Arrendamento dei Sali”, era il sistema di appalto/monopolio del sale. Il commercio del sale era gestito dallo Stato, diviso in tre fasi, produzione, distribuzione, tassazione. Il cosiddetto “arrendamento” era la concessione a privati del diritto di gestire e riscuotere i proventi del monopolio. Gli “arrendatori dei sali” erano quindi grandi mercanti o finanzieri che anticipavano denaro alla Corona e poi guadagnavano dalla vendita del sale e dalle imposte collegate.
Nei primi decenni del Settecento Marziale viene citato anche come “cassiere dell’arrendamento dei sali”, occupandosi della gestione di appalti da centinaia di ducati annui. Si trattava di uno degli incarichi economici più importanti dell’epoca, legato a un settore controllato direttamente dallo Stato e capace di muovere enormi capitali e traffici commerciali.
NOTE DI FAMIGLIA
La donna viveva nella grande casa di famiglia nel luogo detto “Capo Castello”, insieme a due dei tre figli, entrambi sacerdoti, il reverendo D. Francesco Marziale e il reverendo D. Crescenzo Marziale. Accanto a loro il catasto registra stabilmente anche un servitore e due domestiche. Nel Mezzogiorno d’età moderna le famiglie più ricche destinavano spesso alcuni figli alla carriera ecclesiastica anche per evitare la dispersione del patrimonio familiare. Al terzo figlio, D. Giambattista Marziale, residente a Napoli, Isabella versa annualmente ben 120 ducati di assegnamento.
Oggi, dopo più di tre secoli, la sua piccola storia arriva a noi, per farci capire che la forza delle donne è stata, nel corso delle vicende umane, più evidente di quello che possiamo pensare oggi. Se è vero che molti uomini avevano una concezione non valorizzante del sesso femminile, in tanti hanno riconosciuto il loro ruolo e la loro capacità di essere non solo al loro fianco, ma anche al loro pari.
FOTO: Rappresentazioni elaborate da InfoLazio24
*soprattutto tra Capo Castello, S. Giovanni di Castellone e la Piazza dell’Olmo
** nel Borgo, alla Spiaggia, nel quartiere di S. Sergio, nel luogo detto l’Arco e lungo la Strada di Lebigne












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