ANZIO, MOSTRA FOTOGRAFICA SU FALCONE E BORSELLINO

Mag 27, 2026 | Costume e Società, Cronaca, Giustizia, Roma, Sicurezza, Società | 0 commenti

di Luca Pezzotti, Redazione di InfoLazio24

Sul litorale a sud di Roma è stata inaugurata, nel pomeriggio del 24 Maggio, anniversario della strage di Capaci, la mostra fotografica “L’eredità di Falcone e Borsellino”.

Un messaggio alla cittadinanza che i vecchi problemi di Mafia che hanno colpito il Comune fin dentro le istituzioni, devono rappresentare il passato.

 

Nella suggestiva Villa Sarsina, a cura dell’Agenzia di informazione ANSA, sono state esposte le immagini che ripercorrono la storia dei due magistrati simbolo dell’antimafia. Sarà possibile visitare la mostra fino al 19 luglio, data della strage di Via d’Amelio.

Una iniziativa particolarmente importante per questa realtà cittadina, essendo stato Anzio sciolto per mafia nel 2022 insieme a Nettuno, in una vicenda che si concluse con il Processo Tritone a fine 2024.

Ora si intende restituire ad Anzio un’immagine di Città della legalità, che era stata gravemente offuscata.

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Foto ilcaffe.tv

LA ‘NDGRANGHETA DI ANZIO A PROCESSO

Nessuna assoluzione. Condanne per tutti gli imputati coinvolti nell’inchiesta ‘Tritone’, che accertò la presenza di locale di ‘ndrangheta riconosciuto dalla “casa madre” di Santa Cristina d’Aspromonte, storicamente presente sul territorio fin dagli anni ’70. Un potere criminale che avrebbe conquistato il litorale laziale intrecciando i propri affari anche con la politica.

Le condanne più pesanti furono inflitte a Giacomo Madaffari e Davide Perronace, considerati i “capi” dell’organizzazione. Al primo, classe 1956 di Santa Cristina d’Aspromonte, i giudici hanno inflitto 28 anni; al secondo, classe ’74 di Nettuno, 20 anni di carcere. Entrambi sono stati condannati anche per l’articolo 616bis, ovvero di associazione di tipo mafioso.

Tra i condannati, oltre all’ex Brigadiere dei Carabinieri Elia Rillo del Nucleo Operativo della Compagnia di Anzio, risultano anche due figli dei presunti boss: oltre 12 di reclusione per Gabriele Perronace e 6 anni a Bruno Madaffari.

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In difesa di quest’ultimo, al processo ha colpito la requisitoria dell’Avvocato Cianferoni, con la fama di principe del foro, già difensore del capo dei capi Totò Riina e di altri mafiosi nei più importanti processi di Mafia e di ‘Ndrangheta, che ha parlato dei politici locali in modo molto duro:

Madaffari ha un problema con la bolletta di Acqualatina e si rivolge ai politici, se possiamo chiamarli politici questi qua. Siamo passati da Andreotti e Craxi a questi rubagalline vergognosi. Volete intervenire sulle elezioni di Anzio e Nettuno (rivolto alla Procura ndr) con questi sindaci da due lire che non hanno neanche letto Manzoni e li fanno pure sindaci”.

LA SPERANZA SENZA MAFIA

Per la mostra sono state scelte due date simboliche, quelle delle stragi dei due magistrati siciliani e delle loro scorte, per ribadire che quello sulla legalità è un impegno quotidiano, che parte dal rispetto delle regole per le quali le Istituzioni devono dare il buon esempio.

E tra gli impegni della politica c’è senz’altro quello di essere vicini ai cittadini e a chi si batte per la legalità, ma anche gli stessi cittadini sono chiamati a fare la loro parte non cedendo alle facili scorciatoie del potere criminale, e possibilmente a denunciare.

Appena due giorni fa, in una nota condivisa, Reti di Giustizia, Rete No Bavaglio e il Coordinamento Antimafia parlano di conferme sul radicamento mafioso nel territorio di Aprilia, Anzio e Nettuno. In seguito ad una nuova operazione antimafia della DDA di Roma, e una nuova udienza del “processo Assedio” in corso:

“A preoccupare è anche il silenzio e un’indifferenza diffusa, che in alcuni casi sconfinerebbe nella connivenza, permettendo alle mafie di consolidarsi nel tempo. Oltre alla meritevole stampa locale, (…) nessuno sembra voler parlare seriamente di mafie (se non come retorica e ricordo), di ciò che è accaduto e continua ad accadere. Come diciamo instancabilmente da quando abbiamo iniziato, è necessaria una rivoluzione culturale e politica per rifondare la nostra società sui valori della giustizia sociale e del bene comune”.

Forse in questa dichiarazione c’è una stoccata propria alla mostra di cui parliamo. Resta il fatto che dal nostro punto di vista è utile la posizione degli attivisti, che richiamano a maggiore attenzione e ad azioni più incisive e concrete.

E’ pur vero che la rivoluzione si fa giorno per giorno, anche attraverso piccole azioni e anche attraverso la cultura, come appunto gli attivisti richiedono.

Dal nostro punto di vista, la cosa più importante è cercare di trovare una unità di intenti, una sinergia pur nelle divergenze. Stiamo parlando di un potere criminale forte e pericoloso proprio per questo: è organizzato, costruisce continuamente alleanze nuove, e non sta certo a guardare la provenienza e l’ideologia dei loro alleati, se questi possono essere funzionali ai loro scopi.

A tal proposito, forse sarebbe il caso di rileggere la storia di Falcone e Borsellino, che vinsero quando si organizzarono e fecero alleanze, anche con “i pentiti”, e persero quando iniziarono le divisioni e le contrapposizioni, anche all’interno del potere istituzionale che avrebbe dovuto difenderli.

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FOTO di Copertina: Murales a Belsito, Provincia di Palermo – Foto sicilianfan.it

FONTI: ANSA – RaiNews – Corriere della Calabria


 

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