A TIVOLI EMERGE LA BASILICA PERDUTA

Mag 11, 2026 | Arte, Cultura, Giustizia, Istruzione, Roma, Storia, Turismo | 0 commenti

di Luca Pezzotti, Redazione di InfoLazio24

Un ritrovamento di straordinaria rilevanza è emerso dai nuovi scavi nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, uno dei complessi monumentali più spettacolari dell’Italia romana: un’iscrizione che identifica la presenza di una Basilica che fu citata citata dal grande storico Svetonio, della cui esistenza fino ad ora non si aveva avuto riscontro.

L’importanza della scoperta non è solo legata alla conferma della testimonianza di una fonte tra le più autorevoli dell’antico mondo romano, ma è data dall’importanza che le Basiliche assumevano presso le comunità, nonché dalla grande quantità di reperti che vi erano custoditi, e che oggi ritrovano la luce.

Per secoli era soltanto un racconto de Svetonio. Oggi, tra le murature monumentali del Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, un’iscrizione riporta alla luce la Basilica dove Augusto amministrava la giustizia.

Il Santuario di Ercole Vincitore è uno dei complessi più affascinanti dell’architettura romana repubblicana, e questa scoperta della Basilica aiuta davvero a immaginare come funzionasse un grande centro con funzioni religiose, commerciali, politiche e giudiziarie insieme. Una concezione “moderna” nella sua organizzazione: non solo tempio, ma quasi una piccola città monumentale integrata nella valle tiburtina. Anche il Teatro incorporato nel Santuario è notevole: dunque anche lo spettacolo confluiva in questo spazio monumentale, una concezione molto diversa dalla separazione moderna degli edifici pubblici.

Infolazio24 Tivoli Svetonio balisica tempio ercole vincitore archeologia augusto roma antica scoperte MIC 6

Il complesso architettonico è stato edificato a partire dal II secolo a.C. Si tratta di una struttura scenografica imponente, realizzato su un terrazzamento a picco sul fiume Aniene, lungo un’antica percorrenza di transumanza che sarebbe poi divenuta la Via Tiburtina. La strada venne inglobata nel complesso con un percorso coperto (Via Tecta): i viaggiatori vedevano questa enorme architettura sospesa sopra la strada, quasi una dichiarazione di potenza romana.

Il fatto che Augusto potesse amministrare la giustizia lì mostra quanto Santuario di Ercole Vincitore fosse prestigioso e centrale nei collegamenti tra Roma e l’interno della penisola. I viaggiatori vedevano questa enorme architettura scenografica sospesa sopra la strada, quasi una dichiarazione di potenza romana.

Il Santuario constava di tre parti principali: il teatro, che sfruttava il naturale digradare del terreno, una grande piazza delimitata da portici e il Tempio vero e proprio in posizione centrale nella piazza e in asse col teatro.

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A seguito della decadenza del luogo di culto, la presenza di condotte d’acqua favorì l’insediamento di mulini, armerie e fonderie, della prima centrale idroelettrica da cui sia stata lanciata a distanza corrente alternata e, infine, di una cartiera. Il Santuario presenta dunque ad oggi anche uno straordinario patrimonio di archeologia industriale.

L’edificio che ospita l’iscrizione, era stato individuato, ma non scavato, nel 1992. Si trova alle spalle del Tempio, addossato alla parete di fondo del triportico, l’ampio porticato di tre lati che circondava un’area scoperta.

Le nuove ricerche, avviate dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, con il finanziamento del Ministero della Cultura – Direzione generale Musei, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma, hanno riportato alla luce un blocco di architrave in travertino intonacato, con parte di un’iscrizione monumentale, che conserva le lettere chiaramente leggibili [BA]SILICAM DE[—].

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Alla luce di questo rinvenimento, un passo dello storico antico Svetonio diventa improvvisamente reale. Nel De vita Caesarum (Divus Augustus 72) Svetonio narra che Augusto “Fra i luoghi di ritiro, frequentò soprattutto le località di mare e le isole della Campania o le città vicine a Roma, Lanuvio, Preneste e Tivoli, dove spesso amministrò la giustizia nei portici del tempio di Ercole”.

Per gli amanti del latino, questo è il passo”:

“Ex secessibus praecipue frequentavit maritima insulasque Campaniae aut proxima urbi oppida, Lanuvium, Praeneste, Tibur, ubi etiam in porticibus Herculis templi persaepe ius dixit”.

La scoperta avviene all’interno di scavi eccezionalmente ben conservati. Circa tre metri sotto l’attuale piano di calpestio sono emersi estesi livelli di crollo, probabilmente causati da un terremoto avvenuto in età tardoantica. Questi strati, rimasti sigillati per secoli, hanno restituito un insieme straordinariamente ricco e integro di materiali: ceramiche, elementi architettonici in terracotta, iscrizioni su lastre di marmo, oggetti in metallo, rilievi scultorei e numerosi frammenti di intonaco dipinto. Di particolare rilievo il rinvenimento di un anello in bronzo con iscrizioni incise.

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Le pitture conservate sui muri crollati, riconducibili al secondo e al terzo stile pompeiano, indicano che l’edificio era riccamente decorato già nella prima età imperiale, restituendo l’immagine di uno spazio di rappresentanza di particolare prestigio.

Tra i materiali rinvenuti figurano bolli impressi sui mattoni con i nomi dei produttori C. Naevius e P. Decumius, attivi tra la tarda età repubblicana e l’inizio dell’età imperiale, oltre a diversi frammenti di lastre Campana – decorazioni architettoniche in terracotta – con la scena della contesa per il tripode di Delfi tra Apollo ed Eracle, confrontabili con esemplari provenienti dalla cosiddetta Casa di Augusto sul Palatino.

Gli strati successivi al crollo hanno restituito abbondante ceramica databile tra V e VI secolo d.C., tra cui “sigillata africana”, lucerne e anfore da trasporto, che attestano la persistenza di attività e traffici anche in epoca tarda e rafforzano l’ipotesi di un riutilizzo del Santuario in funzione difensiva durante le guerre greco-gotiche, combattute nel VI secolo d.C. tra Bizantini e Ostrogoti.

Gli scavi proseguiranno nei prossimi mesi e potranno offrire nuove informazioni sulla struttura dell’edificio, sulle sue decorazioni e sulle modalità di frequentazione del Santuario nel corso della sua lunga storia.

Emerge un racconto di Roma non come qualcosa di astratto o “classico” in senso scolastico, ma come un mondo vivo, complesso e sorprendentemente integrato, con un aspetto quasi emozionante: vedere la letteratura antica uscire dalle pagine dei libri e riapparire nella pietra, dopo duemila anni.

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FONTE: Ufficio Stampa e Comunicazione MiC


 

 

 

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