A ROMA IL CORTEO PER LA FLOTILLA

Mag 19, 2026 | Cronaca, Eventi e Convegni, Giustizia, Informazione, Roma, Sociale, Terzo Settore | 0 commenti

di Luca Pezzotti, Redazione InfoLazio24

Ieri lo sciopero dell’Unione Sindacati di Base, che si è svolto in numerose città italiane e ha coinvolto diversi settori lavorativi, ha riunito compatte diverse sigle riferibili alla sinistra extraparlamentare.

La manifestazione si è connotata per l’appoggio dato alla Global Sumud Flotilla, che è stata issata a simbolo della protesta sindacale e di un’idea politica e sociale.

Lo striscione di testa recitava: “Nemmeno un chiodo per guerra e genocidio”. Lo slogan era: “Boicotta Israele”. Questa volta non sembra ci fosse il grido “Palestina libera dal fiume al mare”.

Nell’articolo ripercorriamo in breve la vicenda della Flotilla, aggiornata alle ultime ore, e approfondiamo nel dettaglio le ragioni dello sciopero.

Si sono riuniti vicino alla Stazione Termini, in Piazza dei Cinquecento (ribattezzata Piazza Gaza), in risposta all’appello lanciato dall’Usb e dalle altre sigle che sostengono la causa palestinese: Osa, Cambiare Rotta, Usb, Potere al Popolo, Rete dei Comunisti.

Erano almeno in 1.000 i manifestanti che si sono mossi dopo l’ultimo intervento di Israele contro gli attivisti della Flotilla. Il corteo ha proseguito per Via Cavour, e ha raggiunto il Quartiere Esquilino.

Bandiere della Palestina, di Cuba, dell’Iran e della pace, e qualcuna di Hezbollah.

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L’ULTIMO ABBORDAGGIO

Una diretta streaming, mostrata dal Times of Israel, ha documentato che i commando della marina militare israeliana hanno abbordato una delle navi della flotta, al largo delle coste di Cipro. Lo riferisce all’ANSA una fonte a conoscenza dei dettagli di quanto sta accadendo ai mezzi salpati dalla Turchia per sfidare il blocco navale dell’Idf e portare aiuti a Gaza.

Sono decine gli attivisti fermati, tra i quali ci sarebbero 12 dei 35 italiani che partecipano all’iniziativa, secondo quanto dichiarato dai portavoce della Flotilla. Anche la sorella della presidente irlandese Catherine Connolly è tra gli attivisti bloccati, molti dei quali sono stati trasferiti a bordo di una nave alla volta del porto israeliano di Ashdod.

Il ministro degli Esteri Tajani ha chiesto “rassicurazioni sulle condizioni di trattamento degli attivisti italiani e che vengano immediatamente rilasciati“, attivando l’Unità di crisi e le ambasciate italiane a Tel Aviv, Ankara e Nicosia per fornire assistenza.

Nelle operazioni di questi giorni le autorità israeliane parlano di un altro centinaio di naviganti prelevati e portati a Israele. La novità delle ultime ore è che Israele sta però cambiando strategia, preferendo il trasporto dei fermati in un Paese limitrofo piuttosto che nel proprio.

Durante la manifestazione a Roma, un collegamento telefonico è stato diffuso con un attivista a bordo della Flotilla, per il racconto degli sviluppi e degli arresti dell’esercito di Tel Aviv.

Gli ultimi aggiornamenti ci dicono che sono 40 le barche intercettate. Diciotto stanno proseguendo per Gaza, e sono ormai giunte a circa 60 miglia dalla costa.

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LA FLOTTILLA SEQUESTRATA?

A Roma è da tempo aperto un fascicolo relativo alla prima missione verso Gaza dell’autunno scorso.

L’iniziativa degli attivisti nel mediterraneo sta suscitando crescenti reazioni anche in campo legale. In questi mesi ci sono state accuse alle autorità Israeliane di aver fatto ricorso alla tortura, con riferimento a maltrattamenti, anche sessuali, l’uso di catene e mani dietro alla schiena.

Israele respinge le accuse di tortura: «false e infondate affermazioni preparate in anticipo», aggiungendo che sono stati «costretti» a usare la forza.

Le operazioni della flotta di piccole imbarcazioni sono ricominciate in acque internazionali il 29 aprile vicino all’isola di Creta, a centinaia di miglia nautiche dalle coste di Gaza. Netanyahu aveva lodato la Marina: “Sventato piano malvagio“. Al-Jaazera aveva riferito che sarebbero stati arrestati “circa 100 attivisti”.

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La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona, riguardo all’abbordaggio delle autorità israeliane ai danni della Global Sumud Flotilla e il prelievo di cittadini italiani. Tra le persone a bordo Lluis Paradell, attivista che vive alla Garbatella.

Intanto i legali del movimento depositano un ricorso lampo alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, contro lo Stato Italiano. Al centro della questione la detenzione del palestinese Saif Abukeshek Abdelrahim con passaporto spagnolo e svedese, e del brasiliano Thiago Avila, accusati rispettivamente di “terrorismo” e “attività illegali sospette”. Nel dettaglio sono sospettati di aver aiutato “il nemico in guerra, di appartenere a un’organizzazione terroristica, di essere in contatto con un agente straniero e di aver commesso altri reati”.

LA SINERGIA CON LO SCIOPERO

Lo sciopero è stato indetto a sostegno della Flotilla e «contro guerra e genocidio, carovita e sfruttamento».

Milano, Bologna, Firenze, Cagliari, Palermo, Torino, Pisa, Padova, Bergamo. Anche a Roma era in corso lo sciopero generale di 24 ore proclamato dall’Unione dei Sindacati di Base, riguardante tutti i settori. Un lunedì anche di disagi su vari fronti: trasporti, servizi pubblici, uffici, sanità e scuola.

Le ragioni contingenti che hanno mosso lo sciopero, come si legge sul sito dell’USB, in riferimento in particolare alla situazione dei lavoratori dell’Ama Spa:

Le decisioni societarie sembrano ormai assumere un’unica direzione: un’esasperante ricerca della competitività costruita sulle spalle dei lavoratori.

(…) sulla decisione di Ama, sostenuta dalle RSU delle sigle CGIL, CISL, UIL e FIADEL, di inserire le giornate lavorative domenicali e festive in regime ordinario, oltre alla programmazione annuale delle ferie.

I lavoratori hanno manifestato la propria contrarietà al sistema proposto, che le RSU di queste sigle hanno invece approvato a maggioranza.

I delegati USB hanno spiegato la pericolosità del metodo utilizzato dalla società che, tramite le RSU favorevoli, aprirebbe la strada alla deroga e al deterioramento dei diritti“.

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L’USB ha dettagliato le ragioni della protesta più generale:

«Tutti i temi che andiamo agitando in questi mesi e che stanno affollando gli scioperi di settore che sono stati agiti in queste settimane, da quello dei lavoratori pubblici a quello dei portuali, dagli scioperi dei trasporti alle proteste contro i licenziamenti nella logistica, allo sciopero della scuola (…) a quello nazionale delle cooperative sociali.

Una condizione del lavoro in Italia che sta subendo continui attacchi sul piano dei diritti, del salario e delle modalità di organizzazione. (…) ragioni che stanno tornando ad animare un conflitto sociale di cui si sente un grande bisogno.

Ma (…) anche e soprattutto della voglia di fermare la barbarie e di costringere il Governo Meloni a rompere le relazioni con uno Stato terrorista. È uno sciopero per dire ai fratelli e alle sorelle della Flotilla: noi ci siamo, non siete soli e sole, e faremo di tutto per proteggervi. È uno sciopero per sostenere i diritti calpestati dei palestinesi e rivendicare la loro sacrosanta ragione di vivere in pace nella loro terra».

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Locandina della protesta sul tema, durante il 1 Maggio


FONTE e FOTO: ANSA – Corriere della Sera – LaPresse – Il Fatto Quotidiano – La Verità – Il Giornale – SkYTG24


 

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