Simona Baldassarre, Assessore alla Cultura, alle Pari Opportunità, alle Politiche giovanili e della Famiglia, al Servizio civile della Regione Lazio, dichiara: «Una candidatura prestigiosa, all’altezza della città»
Roma, 30 dicembre 2025 – La Giunta Regionale, presieduta dal Presidente Francesco Rocca, ha approvato – su proposta dell’assessore alla Cultura Simona Baldassarre – la delibera che definisce il protocollo d’intesa tra Regione Lazio, Comune di Viterbo e altri enti locali per sostenere la candidatura di Viterbo a Capitale Europea della Cultura 2033.
Le Capitali europee della cultura (in inglese European Capitals of Culture, ECOC) e la Capitale italiana della cultura sono iniziative volte allo sviluppo delle città tramite la valorizzazione del patrimonio culturale e la promozione della cultura.
Le Capitali europee della cultura, gestite dalla Commissione europea, sono state lanciate nel 1985 dall’allora Consiglio dei ministri europei (ora dell’Unione europea). Il titolo, da allora al 2021, è stato attribuito a più di 65 città in tutta Europa. Le città italiane insignite fino ad ora sono: Firenze (1986); Bologna (2000); Genova (2004); Matera (2019); Gorizia con Nova Gorica (2025).
La Capitale italiana della cultura è stata istituita nel 2014. Il titolo viene conferito annualmente a una città dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della cultura. Ad oggi, hanno ricevuto il riconoscimento: Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena (2015); Mantova (2016); Pistoia (2017); Palermo (2018); Parma (2020-21); Procida (2022); Bergamo-Brescia (2023); Pesaro (2024); Agrigento (2025); L’Aquila (2026), Pordenone (2027)
«La Regione Lazio sostiene con convinzione questa candidatura. È un’opportunità importante per la città e per tutto il territorio, ricco di storia e arte ma ancora poco conosciuto a livello internazionale. Il Lazio non è solo Roma: l’Etruria meridionale merita maggiore visibilità e può ambire a un riconoscimento europeo che avrebbe ricadute positive sull’intera Regione. Per vincere, però, non basta avere buone carte: serve lavorare insieme e costruire progetti credibili di innovazione sociale. La Regione è pronta a fare la sua parte e crede nella forza di questa candidatura», ha dichiarato l’assessore Simona Baldassarre.
Il Protocollo prevede la creazione di un Comitato Promotore, attraverso cui tutte le istituzioni coinvolte si impegnano a collaborare per raggiungere l’obiettivo della candidatura, valorizzando l’identità e il patrimonio culturale di Viterbo. Il Comitato nominerà inoltre un Comitato Scientifico, incaricato di definire la strategia operativa e di seguire tutte le fasi del percorso verso il 2033.

Vogliamo riportare le parole, piene di significato, rilasciate da Alfonso Antoniozzi, Vicensindaco di Viterbo ed Assessore alla Capitale Europea della Cultura:
“Ci sono momenti, nella vita culturale di una città, in cui le cifre diventano simboliche: non contano soltanto per la loro aritmetica, ma per la densità che racchiudono. Le quattordici proposte arrivate in risposta alla “open call” per Viterbo Capitale Europea della Cultura appartengono a questa categoria, segno tangibile di una città che ha trovato la forza di interrogarsi e di rispondere.
Ogni candidatura a Capitale Europea della Cultura vive di grandi visioni, ma rischia di restare vuota se non è alimentata da un tessuto autentico.
Le quattordici proposte ricevute hanno questo pregio: non sono slogan, non sono pacchetti precotti, ma gesti di pensiero che vengono da mondi diversi e che, messi insieme, disegnano un mosaico: c’è l’arte che si misura con la memoria storica, c’è il teatro che prova a farsi voce delle nuove generazioni, c’è la ricerca di nuove forme di inclusione, c’è la voglia di aprire spazi inattesi all’arte, alla musica, alla scrittura, all’immaginazione urbana. Non sono progetti definitivi ma cantieri aperti e proprio per questo hanno valore, perché portano con sé il coraggio dell’incompiuto, la disponibilità a contaminarsi, la consapevolezza di quanto la cultura possa e debba essere sempre un processo in continuo divenire.
Quattordici prospettive differenti che si sono mosse spontaneamente verso un unico orizzonte, quattordici semi gettati in un terreno che, se sarà curato, potrà restituire molto più di ciò che si immagina oggi. È come se Viterbo fosse già riuscita a generare una gravità culturale capace di attrarre energie e creatività, e questo è un indizio potente che dimostra quanto l’idea di Capitale Europea della Cultura non sia un guscio imposto dall’alto ma una possibilità che il territorio stesso ha cominciato a riconoscere come propria.
Guardandole nel loro insieme, si intravede già un racconto: Viterbo che da città medievale si proietta nel XXI secolo, non rinnegando il suo passato ma trasformandolo in una materia viva, da ripensare e da condividere. In un’epoca in cui le comunità spesso si percepiscono come frammentate e silenziose, queste risposte sono un atto di fiducia perché significano che Viterbo non vuole essere spettatrice della propria candidatura ma soggetto attivo, pronto a trasformare la cultura in una leva di futuro.
È questo, forse, già il primo vero successo della strada che abbiamo voluto intraprendere”.

Questo avvenimento importantissimo per la nostra Regione, rappresenta un elemento di continuità dell’impegno delle Istituzioni per la promozione del nostro patrimonio storico e culturale e il potenziamento dell’offerta turistica. Per il 2026 infatti la Capitale della Cultura sarà L’Aquila, la quale ha promosso una sinergia con la Città e la Provincia di Rieti. La Regione Lazio dunque indirettamente sarà presente anche l’anno prossimo sul palcoscenico Europeo della Cultura.
Abbiamo dunque davanti due importanti occasioni per far crescere la Regione e garantire una sopravvivenza della nostra identità, e fornire occasioni di sviluppo sociale ed economico anche per i giovani e, siamo convinti, per le future generazioni.
Luca Pezzotti, Redazione di InFoLazio24






0 commenti