Luci ed ombre, per quanto riguarda il Lazio, nel rapporto “(Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, realizzato dal Polo Ricerca di Save the Children con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group Ets.
Aumentano le risse ma le segnalazioni per reati gravi diminuiscono, ad esempio omicidi, rapine o associazione a delinquere. L’Italia resta tra i Paesi europei con i livelli più bassi di criminalità minorile, ma segnala un a crescita dei minori denunciati per reati violenti come lesioni personali e rissa.
Il periodo di riferimento è il decennio 2014-2024, la classe di età dei minori è quella tra i 14 e i 17 anni.
FRAGILITÀ
Secondo Save the Children, la violenza degli adolescenti racconta un fenomeno complesso, e gli allarmismi o risposte esclusivamente punitive, sono inutili; occorre, sottolinea l’organizzazione, concentrarsi sulle fragilità emotive, solitudine e vuoti educativi e relazionali. La risposta è puntare su percorsi educativi e di responsabilizzazione, strumenti di recupero e maggiore attenzione al benessere psicofisico dei minori, oltre al rafforzamento dei presidi di ascolto e dell’educazione alla non violenza.
UNA INDIRETTA RISPOSA AL GOVERNO ITALIANO
Infatti i provvedimenti adottati dal Governo vanno in una direzione più repressiva, con l’intento dichiarato di fronteggiare il fenomeno dei “maranza” e delle baby gang. Quelli da alcuni viene considerata “la via dura” prevede con l’aumento delle pene ed un maggior coinvolgimento dei genitori o dei tutori dei minori, che potranno trovarsi a pagare i danni provocati dai loro figli. Più poteri anche al Prefetto, che potrà intervenire direttamente, sospendendo la patente di guida a d esempio o non rinnovando il permesso di soggiorno.
RISSE IN AUMENTO, OMICIDI IN CALO
Gli scontri tra giovani, secondo quanto emerge dalla ricerca, sono spesso legati a conflitti improvvisi e dinamiche relazionali che si sviluppano sia nelle periferie sia nelle zone centrali della città:
«Ci sono anche figli di buona famiglia che finiscono per organizzarsi in piccole bande e commettere reati», osservano alcuni magistrati. I ragazzi raccontano che le risse si consumano in pochi istanti: «Negli scontri il tempo a disposizione è pochissimo, tutto si esaurisce in uno o due minuti». Secondo gli insegnanti, alla base ci sono spesso difficoltà nella gestione delle relazioni, del consenso e del rifiuto, ma anche della rabbia e della frustrazione, oltre a un rapporto problematico con lo smartphone.
UNA VIOLENZA PIÙ VISIBILE E AMPLIFICATA DAI SOCIAL
Il rapporto, basato su interviste a minorenni, neomaggiorenni, magistrati, operatori sociali ed esperti descrive una trasformazione nelle modalità della violenza giovanile negli ultimi dieci anni.
Gli episodi risultano più immediati, visibili e spesso amplificati dai social media.
Parallelamente emerge una “geografia della violenza”, con una distribuzione non uniforme dei reati violenti sul territorio nazionale e una maggiore concentrazione di alcune tipologie in specifiche aree del Paese.
A livello nazionale, il numero di minori e giovani adulti segnalati agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni dall’autorità giudiziaria è diminuito di oltre un terzo negli ultimi vent’anni. Italia tra i Paesi europei con meno criminalità minorile.
Allo stesso tempo, però, aumenta il numero di ragazzi presi in carico dagli stessi uffici, anche a causa di una permanenza più lunga nel sistema penale minorile dopo l’entrata in vigore del Decreto Caivano, che ha ampliato i casi di custodia cautelare per i minorenni e limitato l’accesso alle misure alternative al carcere.
PIÙ ARMI TRA I GIOVANI
Un dato che preoccupa è la crescente diffusione di armi tra i minorenni, anche improprie. I minori segnalati per porto abusivo di armi sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024.
Molti ragazzi raccontano di portare coltelli o altri oggetti per sentirsi più sicuri, per status o simbolo di potere. Una dinamica che alimenta un “cortocircuito della paura”: la percezione di pericolo spinge ad armarsi per difendersi o intimidire, aumentando però il rischio di escalation violenta.
CAMBIO DI PROSPETTIVA
Afferma Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children. «Per prevenire e affrontare il fenomeno della violenza giovanile è fondamentale un cambio di prospettiva da parte del mondo adulto. La violenza è spesso alimentata da solitudine, mancanza di spazi e opportunità di crescita. Un approccio emergenziale basato solo su punizione e controllo rischia di essere inefficace».
Secondo l’organizzazione è necessario coinvolgere minori e giovani adulti in percorsi che rendano evidenti responsabilità e conseguenze della violenza, ascoltare i bisogni e offrire possibilità di partecipazione sociale.
Un messaggio forte e chiaro alle politiche pubbliche, che devono mirare a garantire il benessere di bambini e adolescenti e a prevenire le condizioni che possono alimentare la violenza.
Luca Pezzotti, Redazione di InfoLazio24
FONTE: Corriere della Sera, Save The Children










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