LIDO DI OSTIA, IL TAR DA RAGIONE AL CAMPIDOGLIO

Mag 11, 2026 | Economia, Giustizia, Imprese, Informazione, Roma, Turismo | 0 commenti

di Luca Pezzotti, Redazione di InfoLazio24

I ricorsi presentati da alcuni concessionari dei lidi di Ostia, contro il Bando pubblicato dal Comune di Roma il 14 febbraio 2025, sono stati respinti dal Tar del Lazio.

Il Bando era afferente all’affidamento di 31 concessioni di beni demaniali marittimi del litorale romano per finalità turistiche e ricreative.

Attraverso tre sentenze dell’11 maggio, la Quinta Sezione Ter del Tribunale Amministrativo ha confermato la legittimità dell’Avviso Pubblico predisposto da Roma Capitale. Si rafforza così il percorso avviato dal Campidoglio per il riordino delle concessioni balneari sul litorale di Ostia.

 

I RICORSI DEI CONCESSIONARI

I concessionari avevano impugnato il Bando, e contestato due aspetti: la durata annuale delle concessioni e il sistema della royalty previsto a carico degli aggiudicatari.

Era opinione dei ricorrenti che la concessione doveva essere almeno di cinque anni, in conformità alla normativa ordinaria, a cui il Bando stava introducendo una sorta di «concessione-ponte» non legittima. La previsione di una royalty invece, calcolata sul fatturato complessivamente realizzato durante l’esercizio della concessione, era ritenuta penalizzante rispetto alla base d’asta fissata con una percentuale del 2 per cento.

LA DECISIONE DEL TAR

Il Tar ha invece ritenuto legittimo l’impianto predisposto da Roma Capitale, basandosi sull’osservazione che il legislatore, prorogando le concessioni fino al 30 settembre 2027 — in alcuni casi fino al 31 marzo 2028 — ha riconosciuto un congruo periodo per completare le procedure previste dal nuovo sistema di affidamento. Secondo la sentenza, questa esigenza giustifica anche lo svolgimento di una gara temporanea che garantisca continuità dei servizi turistici e ricreativi sul litorale, in attesa delle future concessioni definitive.

I giudici sottolineano come una «gara-ponte» consente «l’ordinata programmazione delle più ambiziose procedure di affidamento», assicurando al contempo la continuità dell’offerta balneare.

Il Campidoglio avrebbe ragione anche sul tema economico, ovvero sulla questione delle royalty: ragionevole la scelta di Roma Capitale di puntare sulla valorizzazione del patrimonio pubblico attraverso una royalty sul fatturato, che si aggiunge al canone concessorio, invece di affidarsi a un meccanismo di mero rialzo di legge. In sintesi, una formula ragionevole e che rientra nella discrezionalità dell’amministrazione.

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VERSO IL RIORDINO DEL LITORALE

La decisione è un passaggio importante nel percorso di riorganizzazione del litorale romano, che mira al superamento delle proroghe e degli affidamenti temporanei, in vista delle future gare pluriennali previste anche dal nuovo Piano di Utilizzazione degli Arenili.

Per il Campidoglio è un tassello per la ridefinizione del rapporto tra Ostia e il suo mare, nell’ottica di maggiore trasparenza, qualità dei servizi e valorizzazione del patrimonio pubblico.

IN LINEA CON L’EUROPA

La vicenda non ha a che fare solo col mare di Roma o con il Lazio, e nemmeno solo con l’Italia. E’ una questione che riguarda l’Europa.

Il tema delle concessioni balneari nasce dalla Direttiva europea 2006/123/CE, conosciuta come Direttiva Bolkestein, che impone di mettere a gara le concessioni pubbliche per garantire concorrenza e trasparenza.

In Italia, per anni, le concessioni sono state rinnovate automaticamente, ma nel 2021 il Consiglio di Stato ha dichiarato la fine delle proroghe generalizzate, fissando la scadenza al 31 dicembre 2023.

La normativa italiana è così entrata in conflitto con l’Unione Europea, aprendo una procedura di infrazione che ha portato all’elaborazione della Legge 166/2024, il nuovo quadro regolatorio che stabilisce tempistiche e modalità per le gare pubbliche.

La Legge n. 166/2024 ha prorogato la validità delle concessioni demaniali fino al 30 settembre 2027, data entro la quale dovranno concludersi le gare pubbliche per l’assegnazione dei titoli. Le amministrazioni locali avranno tempo fino a giugno 2027 per avviare i bandi.

Il testo introduce criteri uniformi per la valutazione delle offerte e stabilisce che le nuove concessioni avranno una durata variabile da 5 a 20 anni, in funzione dell’entità degli investimenti. È previsto inoltre un sistema di indennizzi a favore dei concessionari uscenti.

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LA PROTESTA DEI BALNEARI

Una lotta che dura da vent’anni quella dei balneari contro la direttiva Bolkestein, che in questi giorni sono tornati alla carica: “Serve continuità, non indennizzi. Per noi il bando è carta straccia. Non si estromettano le piccole e medie imprese”.

Alla vigilia dell’ultima estate ‘normale’, ossia prima delle gare per assegnare le concessioni demaniali, la categoria fa quadrato tentando di evitare la resa dei conti, fissata al 30 settembre 2027: “Una grande truffa che consente un esproprio a costo zero per gli usurpatori”.

Nel mirino, il piano-tipo, cioè i criteri nazionali per la definizione delle aste da parte dei Comuni: “Questo bando per noi è carta straccia – dice Giuseppe Ricci, presidente dell’associazione Itb Italia -. L’impegno politico dev’essere rivolto alla salvaguardia delle imprese”.

Ed ora siamo in attesa per la decisione della Cassazione, prevista per domani 12 maggio, quando si segnerà un altro passaggio apicale, per questa vicenda lunga e spinosa. Soprattutto politicamente.

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FOTO: Copertina di Visit Ostia – fabulous.huopenair.com – Idealista


 

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